L'attaccamento che nasce dall'affetto



Guardati dall'attaccamento che nasce dall'affetto, perché separarsi da chi ci è caro è doloroso; se invece non assecondi né osteggi l’affetto non ci sarà schiavitù. (Dhammapada strofa 211)
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Possiamo provare affetto, ma quanto siamo liberi nel modo di relazionarci a questi sentimenti ? Con il Dhamma possiamo sentire quel che sentiamo e conoscere la verità dei sentimenti: non sono la cosa ultima e non è saggio attaccarsi e perdersi in essi. Quando ci attacchiamo ai sentimenti li distorciamo. In un momento di attaccamento al piacere abbiamo una sensazione di aumento di godimento, ma se non siamo abili nella presenza mentale, non vediamo la delusione che stiamo incamerando per dopo. Le condizioni cambiano, il piacere svanisce, e il senso dell’io, che gode del piacere, pure svanisce. Allo stesso tempo, generiamo una tendenza ad attaccarci, e a perderci, nelle sensazioni spiacevoli. Piacevole o spiacevole, una sensazione è una sensazione, ci attacchiamo a una e ci stiamo attaccando a entrambe. Riflettendo su questa strofa, possiamo scoprire che permettere consapevolmente a quel che sentiamo di arrivare e andare non diminuisce la gioia. In effetti, la libertà di sentire qualsiasi cosa sentiamo senza essere limitati dall'impulso ad aggrapparci è il sentiero che conduce fuori dalla schiavitù.

Fonte: Ajahn Munindo
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