La Scrittura Creativa e il Kundalini Yoga


Scrivere. Per lavoro, per piacere, per necessità interiore. Tutti i giorni, come dettato dagli antichi, anche un solo rigo, trovando il tempo per sé, dopo aver individuato il momento in cui si è maggiormente disponibili alla propria scrittura (per alcuni la mattina presto, per altri la notte, in fuga dal caos della giornata).

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E praticare Yoga. Per necessità interiore, per lavorare sulla propria consapevolezza, per piacere. Tutti i giorni, come insegnano i Maestri. Tutti i giorni, all'alba, prima che il giorno incominci, prima di qualsiasi altra cosa. 

Per anni ho praticato lo Yoga e la scrittura contemporaneamente, e distintamente. Indubbiamente ho sempre avvertito che la scrittura, al pari di tutti gli altri aspetti della mia vita, risentivano dell'esperienza dello Yoga: la consapevolezza del momento presente, l’attenzione e la concentrazione costante, la cura nei e dei piccoli gesti, la disponibilità agli sforzi prolungati. Riconoscevo che la mia scrittura, anche quella strettamente professionale, con la pratica Yoga diventava sempre più semplice, “trasparente”, eppure dotata di maggiore forza espressiva. 

Mentre insegnavo scrittura creativa, in una classe particolarmente ricettiva, dove altri studenti praticavano meditazione, ho compreso che le due esperienze sarebbero potute diventare una sola.

Il Kundalini Yoga avrebbe dato nutrimento alla scrittura, la ricerca di sé connaturata allo Yoga avrebbe arricchito i percorsi di ricerca e di esplorazione che sono fondanti nella scrittura: raccontare, scegliere le singole parole, accettare le parti oscure, affrontare il buio mentre si cerca la luce, reggere la durata del compito, non temere gli sforzi e le battute d’arresto, considerandole invece parte di un processo. Al tempo stesso lo Yoga avrebbe allontanato i nemici giurati della scrittura: il continuo censurarsi e svalutarsi, il costante giudicarsi, l’ansia del perfezionismo, il piacere narcisistico, talvolta superiore al piacere di esprimersi. Lo Yoga avrebbe consentito alla scrittura uno spazio di libertà altrimenti inesplorato.

Va detto subito che così è stato: se c’è libertà, se ci concediamo di essere liberi, siamo naturalmente più chiari. Ho provato da sola all'inizio, a mettere insieme, uno di seguito all'altro la meditazione e la scrittura, il tappetino degli esercizi prima e il quaderno poi, entrambi alla stessa ora, al mattino, l’ora dell’ambrosia (le due ore e mezza prima del sorgere del Sole - ndr), quando i pensieri sono più vicini, abbastanza vicini, a ciò che siamo. Lo spazio della mente e quello del foglio, entrambi sconfinati, entrambi contenuti in una forma: il corpo, la pagina. Bisogna solo entrarci dentro.

E per questo c’è il Mantra Iniziale (Ong Namo Guru Dev Namo - ndr).

A seguire, una meditazione di undici minuti – ne ho provate diverse, per più giorni, a volte cambiandone una ogni giorno, a volte per più giorni, l’ideale è fare un percorso continuo; niente come la costanza, rafforza e accresce il nostro sentire. Ho scoperto che hanno grande efficacia le meditazioni per l’apertura del cuore (Sat Kartar) , per l’intuizione (Wah Yantee), per il cambiamento (Sa Ta Na Ma). Tre condizioni indispensabili, per la scrittura. Entrare al centro del proprio essere, il cuore, raggiungere, grazie all’intuizione, parti sconosciute di sé, essere disponibile alle trasformazioni, ai cambiamenti.

Dopo aver concluso la meditazione, passo alla scrivania, dove ad attendere c’è il quaderno o la tastiera del pc (scelgo quasi sempre il quaderno), lo spazio tutto per sè, il luogo dove i pensieri diventano flusso di parole. 

La scrittura, la scrittura spontanea, non ancora finalizzata, in questa fase, alla composizione di un racconto o di un romanzo, è un processo esplorativo, un lungo viaggio, dalle rotte imprevedibili. Ciò che conta è procedere, non arrestarsi, inoltrarsi sempre più profondamente, allontanarsi dal porto. 

Dello Yoga si continua a mantenere la postura, la schiena diritta, innanzitutto, ascoltando, quando abbiamo voglia di cambiare posizione, l’energia vitale che attraversa la nostra colonna vertebrale. A volte sento il bisogno di incrociare le gambe, altre basta solo la schiena diritta, la testa alta. Essere stabili, nel proprio corpo aiuta la scrittura, dà anche alla narrazione una struttura che inconsciamente abbiamo appreso nella lunga storia di esseri umani: abbiamo avuto a che fare con migliaia di storie, sappiamo come si raccontano. Adesso dobbiamo scoprire cosa e come vogliamo raccontare noi

Sul quaderno ad aspettarci una frase, una qualsiasi, scelta il giorno prima. Oppure il nostro quaderno riporta nella pagina iniziale una serie di frasi, di versi, di battute che abbiamo trascritto e che scegliamo al mattino. Quello che conta è sapere che c’è un inizio, ed è lì ad aspettarci. 

Davanti al foglio, schiena diritta, cominciamo a respirare, “respiro lungo lento e profondo”, come ripete spesso la mia maestra. Le parole arrivano insieme al respiro. Ispirare e respirare, le lettere e gli spazi bianchi, le parole e le frasi, gli a capo e la punteggiatura. Tutto segue il respiro, sino a dimenticarlo. Anche la frase iniziale è solo un ormeggio in cima al foglio, più si procede nelle righe più ci si allontana dal porto sicuro. C’è un ago magnetico dentro di noi, una bussola ad altissima precisione che indica dove dobbiamo andare, che ci conduce là dove c’è materia che chiede di essere narrata. E’ il respiro che ci aiuta a scendere e recuperare le nostre “urgenze”: quella storia che raccontiamo sempre, un ricordo assopito, un dettaglio irrilevante che invece chiede di essere narrato.

Se abbiamo bisogno di tempo, se le parole non riescono a farsi strada, o desideriamo sceglierle con cura, come se dovessimo decidere di volta in volta quale tesoro tirare su dal profondo, basta chiudere gli occhi e rivolgere lo sguardo semplicemente al nostro respiro. Non importa se si tratta di una sola parola o un intero discorso. Quello che conta è lasciare che sia la parola a venire da noi. Così lettera dopo lettera, frase dopo frase e praticando quotidianamente, verranno fuori le nostre narrazioni. Alcune saranno storie che si chiudono in una sola sezione di scrittura, altre chiedono di essere raccontate ancora, verranno a farci visita durante il giorno, potremo arricchirle giorno dopo giorno. Sino a quando sentiremo che quella narrazione, quel viaggio, può dirsi concluso. E si può incominciare un altro. 

Come la meditazione, anche scrivere deve essere contenuto in un tempo prestabilito: mai meno di trentuno minuti, possibilmente senza mai staccare la penna dal foglio. E se sentiamo il bisogno di fermarci, facciamolo, e ritorniamo a sentire il respiro. Per accogliere le parole, dalle più semplici alle più misteriose, abbiamo bisogno di estrema concentrazione. Con il respiro, le parole arriveranno, e quando saranno quelle importanti, quelle vere, non subito magari, si faranno riconoscere e si faranno scrivere, come sotto dettatura

E’ possibile utilizzare lo stesso incipit per più giorni, e conoscere quante possibilità narrative abbiamo dentro di noi, o cambiare frase, stimolo, ogni giorno, e scoprirci sempre nuovi, ogni volta scoprendo l’unicità e l’originalità.

Le parole del Mantra Iniziale, la musica e il canto della meditazione muovono dentro di noi parole sopite, discorsi nascosti. Per farli emergere è necessario che il tempo della scrittura sia un tempo di silenzio. Lo Yoga è fatto di pochissime parole, di queste, tante sfuggono alla nostra comprensione. Per esperienza (e per paradosso) dopo una meditazione si scrive moltissimo, è persino difficile fermarsi; nasce una scrittura torrentizia, un insperato regalo al nostro profondo bisogno di esprimerci, e di esprimerci autenticamente. Dopo è come se il foglio si fosse allargato, ampliato, per accogliere noi.

Trentuno minuti, senza fermarsi. Prima del Mantra Finale (Sat Nam - ndr) rileggiamo quello che abbiamo scritto, e al contempo guardiamo l’esperienza della nostra scrittura. E’ qualcosa di nostro, la stiamo donando a noi, andrà in giro per il mondo, non possiamo saperlo. Sappiamo che abbiamo meditato e abbiamo scritto. Siamo qualcosa in più, di diverso, rispetto a prima.

di Marilena Lucente

Marilena Lucente (1967) insegna materie letterarie nella scuola superiore, scrive e collabora con riviste cartacee e on line. Conduttrice e ideatrice di eventi e di progetti culturali, svolge in contesti diversi, laboratori di scrittura e lettura creativa. Ha pubblicato numerosi testi di narrativa e di pedagogia. Pratica Kundalini Yoga da otto anni. Per contattare Marilena Lucente scrivi a lucentem@tin.it
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